mar 09

Learning and knowledge organizations

Questi fattori ed altri ancora stanno ponendo un forte pressione sulle aziende obbligandole a modificare i comportamenti e a riallinearsi ad una domanda sempre più esigente da parte dei mercati di sbocco. Domanda che, grazie anche alla sempre maggiore trasparenza permessa dall’accesso all’informazione che le nuove tecnologie rende disponibili, pretende prodotti sempre meno cari e servizi sempre più sofisticati.

Tutte componenti che pongono l’accento sulla necessità di valorizzare la componente umana e il sistema delle competenze presenti nelle aziende. Inoltre le organizzazioni per svolgere il proprio ruolo sono sempre meno sistemi chiusi con una value chain in cui si passa da prodotti/servizi che approvvigionati dai fornitori dopo la necessaria trasformazione vengono venduti ai clienti. Le nuove organizzazioni sono sempre più strutture complesse inserite in un sistema di cooperazione progettuale con i partners a monte della catena e di cooperazione con i fruitori/clienti che anch’essi partecipano a tutto il processo (dalla progettazione alla fruizione). Le nuove logiche pongono, quindi,  anch’esse l’accento sul fattore umano e di partecipazione dei saperi al sistema nel suo complesso.
Vi sono inoltre due altre variabili che possono condizionare la competitività dell’impresa moderna. La velocità con la quale si riesce a governare il cambiamento e la capacità di adattamento al nuovo contesto competitivo. Entrambi sono fattori che incidono pesantemente sulle caratteristiche del patrimonio umano dell’impresa ed in particolare sulla capacità di fare evolvere i saperi, le competenze ed i comportamenti individuali e collettivi delle organizzazioni.

In particolare il tempo è diventato un fattore competitivo primario e le abilità manageriali connesse alla gestione del tempo costituiscono una risorsa immateriale che si incorpora nei processi produttivi sotto forma di produzione di conoscenze acquisite e trasmissibili.

Lo sviluppo delle tecnologie informative e comunicative comporta inoltre la possibilità, e la necessità, di organizzare in modo diverso le relazioni tra i diversi nodi della rete delle competenze e dei processi aziendali. L’abbattimento delle distanze e la possibilità di utilizzare nuovi canali per condurre le transazioni di beni e servizi hanno creato un panorama nuovo, ricco di opportunità e di minacce, in cui il successo e il raggiungimento del vantaggio competitivo è legato alla capacità di gestire in maniera ottimale le conoscenze acquisite.

Tutto ciò mette in evidenza che la nuova impresa basa la sua competitività futura sulla capacità di valorizzare la componente “knowledge” sia individuando il valore patrimoniale già esistente e spesso non conosciuto sia gestendone lo sviluppo.
Spesso le organizzazioni non conoscono appieno il valore patrimoniale esistente che è composto di diverse componenti: i saperi individuali e collettivi, i brevetti, il valore delle relazioni con i clienti, fornitori e partners, il valore della relazione con i collaboratori. Oggi però i saperi statici non sono sufficienti per competere ed è sempre più necessario gestirne la dinamica. Le nuove tecnologie danno sicuramente un contributo infrastrutturale alle imprese per gestire le interdipendenze dei saperi, il loro sviluppo e valorizzazione ma non basta. È necessario cambiare le attitudini e i comportamenti, mettere a fattor comune le conoscenze e le esperienze, migliorando le capacità di ascolto e comunicazione sia verso l’interno che all’esterno delle aziende.
Le organizzazioni stanno sempre più evolvendo, per le ragioni già discusse, verso “learning and knowledge organizations” dove i principali wokflow aziendali permettono lo scambio di conoscenze ed esperienze per imparare dai propri errori, valorizzare le migliori pratiche, accedere ai saperi distribuiti e distanti, imparare dai clienti e dai fornitori.

Gli elementi distintivi delle imprese sono sempre più legati alla capacità di gestire non solo le competenze individuali ma i saperi collettivi e le loro dinamiche, superando le attitudini ed i comportamenti spesso settoriali e difensivi dei singoli e dei gruppi. Lo scambio delle conoscenze è sicuramente una delle variabili per migliorare il patrimonio delle imprese ma è nella dinamica dello sviluppo di questo patrimonio che, oggi, risiede la chiave del successo. È dimostrato che le imprese di maggior successo hanno fatto leva sulla capacità di rompere alcune barriere interne ed esterne, incorporando o alleandosi con saperi totalmente estranei e nuovi (dalle biotecnologie alle nanotecnologie) o ripensando completamente ai propri modelli di business.