mar 14

10 passi da rispettare 4 errori per non fallire

Cambiare è il verbo che ci accompagna da sempre. Siamo stati invitati a cambiare dai nostri genitori, dagli insegnanti, da amici, colleghi e dalle imprese ove lavoriamo. Sul web, in italiano, è citato 15,6 milioni di volte, in inglese 1,19 miliardi. In un mondo travolto da profondi cambiamenti strutturali, cambiare è un imperativo. Con questa parola Matteo Renzi si propone di cambiare anche il nostro Paese. Chi ha studiato i processi di trasformazione delle imprese ha rilevato che la gestione del cambiamento si articola nella successione disciplinata di 10 fasi. Un errore o la disattenta gestione di una di tali fasi può ridurne l’efficacia e la mobilitazione delle energie necessarie. Quattro errori comportano invece il fallimento completo di tutto il processo di cambiamento e di innovazione. Matteo Renzi si è assunta la straordinaria responsabilità di cambiare non una impresa o una città ma l’intero paese e di riuscire a farlo entro la fine di questo mandato, nel 2018. Proviamo ad elencare cosa la dottrina suggerisce di fare per cambiare con successo ed utilizziamo questa traccia per verificare cosa Renzi e il suo Governo dovranno fare e quali errori dovranno essere evitati:

  1. Diffusione di un senso di urgenza. Il cambiamento inizia sempre con una illustrazione da parte di una persona autorevole delle ragioni e delle cause della crisi attuale per evidenziare le minacce potenziali e le gravi conseguenze se non si reagirà proattivamente. Il senso di urgenza deve essere contro bilanciato dalle opportunità che possono essere intraviste e dai sogni che dovremmo tutti condividere. Il senso di urgenza che attanaglia il paese è drammaticamente diffuso e concreto da tempo. Renzi lo ha rafforzato e declinato, fornendo ispirazione ed un percorso per affrontarlo.
  2. Aggregare e creare il partito del cambiamento. Per cambiare, nelle imprese, si deve creare un potente comitato guida. Comitato che si coalizza per progettare il futuro, definire il piano del cambiamento e gestirne l’esecuzione. I componenti del partito del cambiamento devono lavorare con affiatamento, determinazione e convergenza rispetto agli obiettivi condivisi. Su questo punto la sfida è veramente ciclopica. Forse non esiste un vero partito del cambiamento neppure tra i cittadini del nostro Paese, che sono spaventati e preoccupati da cambiamenti che potrebbero compromettere ulteriormente la loro vita personale e lavorativa. Ma la vera mancanza del partito del cambiamento è rilevabile nelle beghe interne dei vari partiti, nella loro resistenza e nel rifiuto nel riconoscere la necessità di passare rapidamente dalle dichiarazioni di  principio all’azione. Lo stesso Governo è l’aggregazione di persone che rappresentano orientamenti diversi e provengono da partiti politici diversi. Renzi dovrà dedicare molta attenzione ed energie a far sì che tutta la squadra del governo si senta appassionatamente parte di questo partito. Forse anche tutti noi cittadini dovremo comportarci e lavorare quali attivisti e componenti del partito del cambiamento nazionale. Renzi cerca di comunicarlo anche nelle piccole cose, trainando a mano il trolley, guidando l’auto, accendendo la luce del suo ufficio a Palazzo Chigi alle 6.30.
  3. Creare team di lavoro focalizzati. Il comitato per il cambiamento, il nostro governo, deve organizzare e delegare a piccoli gruppi di lavoro la responsabilità di progettare, gestire e controllare l’esecuzione dei processi necessari per il cambiamento. Il governo dovrà lavorare con grande metodo, creando team capaci di integrare competenze ed energie con quelle dei “migliori” dirigenti pubblici e di esperti esterni capaci di apportare da un lato contributi rivoluzionari e dall’altro assicurare un’efficace ed efficiente esecuzione.
  4. Regola del 30%. E’ buona norma nell’organizzazione dei team del cambiamento integrarli con una quota del 30% di persone tra i 25 e i 35 anni. La capacità di innovazione non è anagrafica ma le sfide di oggi coinvolgono una generazione che può offrire prospettive differenti e detenere competenze necessarie per affrontare le nuove sfide anche digitali.
  5. Metodo. Perseguire e gestire il cambiamento richiede oltre all’entusiasmo, alla passione e a grandi energie, molto metodo. Le cose da fare sono tante, spesso complesse e irrituali. Il metodo richiede ciò che in gergo è riferibile 1) al problem setting, cioè la capacità di identificare e definire i problemi da affrontare, attribuendo un ordine di priorità, 2) problem solving, rispondendo creativamente alle domande poste dai problemi per passare 3) al decision making, decidendo come agire per attivare infine 4) con il decision taking, azione ed esecuzione. Ogni responsabile dei team di lavoro ed i suoi componenti dovranno lavorare con questa disciplina pena il rischio di precipitare nella paralisi e dovranno farlo lavorando su più progetti, in parallelo e non sequenzialmente.
  6. Comunicare costantemente il cambiamento. E’ necessario ogni mezzo possibile per diffondere la nuova visione e le strategie necessarie per realizzarla, assumendo comunque comportamenti coerenti  rispetto al cambiamento sollecitato.
  7. Assunzione di responsabilità. Senza il contributo di tutti non si cambia. Ricordando che devono essere per primi i cittadini ad essere disposti a cambiare è indubbio che senza la motivazione di tutto il personale che rappresenta la macchina della burocrazia statale, centrale e locale, non si va da nessuna parte. Sarà quindi opportuno rimuovere tutti gli ostacoli al cambiamento, intervenendo sulla semplificazione delle architetture organizzative per renderle più efficaci e per conseguire rapidamente gli obiettivi.
  8. Ottenere risultati nel breve e premiare i vincitori. E’ fondamentale il conseguimento di risultati tangibili e riconoscibili. E’ strategico acquisirli nel breve. Bisogna inoltre creare e identificare i vincitori, riconoscendo e premiando pubblicamente tutti coloro che hanno contribuito al cambiamento.
  9. Consolidare i risultati e incentivare ulteriori cambiamenti. Bisogna saper utilizzare la credibilità dei risultati conseguiti per stimolare e incentivare l’adesione al cambiamento da parte di tutti, soprattutto di coloro che continuano ad opporre resistenza alla nuova visione. Lo si può fare solo assumendo, promuovendo e sviluppando le competenze del personale che contribuisce significativamente alla realizzazione del cambiamento. E’ utile inoltre rinvigorire il processo di cambiamento con nuovi progetti e nuove sfide.
  10. Ancorare i nuovi valori  nella cultura del paese e istituzionalizzare i nuovi metodi. La passione per il cambiamento deve tradursi in valori profondamente condivisi e costantemente perseguiti.

 

Il processo di cambiamento del Paese è stato dichiarato da Renzi nella fase 1 e si è conclusa la seconda. Ora si inizierà a lavorare per attivare le altre 8 fasi. Al di là dei segni politici che ci distinguono dobbiamo augurarci che Renzi non commetta più di quattro errori. Sarebbe non solo un peccato ma un’occasione perduta per rigenerare un paese comunque sempre incantevole.