giu 16

Stili alimentari alternativi: i nuovi trend di consumo degli italiani

Ricerche Valdani Vicari, attraverso un osservatorio realizzato a giugno 2016, ha analizzato i nuovi stili alimentari degli italiani.
Il consumatore oggi si rivolge sempre di più verso alcuni prodotti cosiddetti 'alternativi' che popolano ormai abitualmente gli scaffali dei supermercati. Questo accade non solo per fattori concreti, come intolleranze e allergie, o per ideologie personali, ad esempio il seguire uno stile di vita vegetariano o vegano; spesso i consumatori sono spinti all'acquisto da una GDO che, con l’aumento esponenziale di determinati articoli nel proprio assortimento, sta andando a consolidare trend alimentari che solo pochi anni fa rappresentavano una nicchia del mercato.
La ricerca rileva in particolare che quasi un consumatore su due, negli ultimi sei mesi, ha introdotto nella sua dieta prodotti a base di cereali alternativi al frumento come l’avena, la quinoa, il kamut o le nuovissime paste a base di farro o di legumi. Si tratta soprattutto di donne istruite, tra i 40 e i 50 anni, che vivono in coppia o in famiglie numerose, in prevalenza nel Nord Italia.
Le motivazioni alla base di questo tipo di scelta sono dettate principalmente dall’onda della moda e dell'attrazione per le novità (42%), ma anche dalla sensazione di consumare cibi più salutari (32%) e digeribili (20%) rispetto a quelli classici a base di farina bianca. La nocività di quest’ultima rappresenta, per il 14% degli intervistati, la spinta più forte verso l'acquisto di prodotti che ne sono privi.
Emerge con evidenza tutto il nuovo trend del free-from, rappresentato dagli alimenti senza lattosio (29%) e senza glutine (23%), che fanno registrare una crescita delle vendite a doppia cifra nell’ultimo anno. Il 'senza lattosio' attira soprattutto i single under 40, residenti nel Centro Italia, mentre il gluten-free tende a riempire i carrelli delle mamme tra i 30 e 40 anni, a capo di famiglie numerose e residenti al Nord Ovest e al Centro.
È interessante notare come l’intolleranza alimentare sia solo una, e peraltro non la principale, motivazione al consumo (29% per il senza lattosio e 20% per il senza glutine). Molto più influente sembra il tema della digeribilità che riguarda un acquirente di prodotti senza lattosio su due e il 45% dei consumatori di prodotti gluten-free.
Anche in questo caso l’invasione di questo tipo di alimenti nei supermercati orienta in modo decisivo il cliente, che rimane attratto dalla novità (36% per il senza lattosio, 45% per il gluten-free). Per quanto riguarda la gamma senza glutine, inoltre, è determinante anche la credenza che si tratti di prodotti più salutari e sani (24%).
Non potevano infine mancare i due trend del momento: i prodotti vegetariani, scelti dal 22% degli intervistati, e gli ancora più estremi, ma se vogliamo ancor più di moda, prodotti vegan, consumati almeno una volta negli ultimi sei mesi dal 17% del campione. Ancora una volta sono soprattutto le donne ad interpretare queste nuove tendenze, giovanissime (under 30) nel caso del filone vegan, ma in entrambi i casi con un’istruzione superiore e residenti in prevalenza al Nord Ovest e al Centro, presumibilmente nelle grandi città.
La voglia di novità costituisce l'impulso principale al consumo soprattutto all’interno del trend vegano, dove il 55% è mosso dalla curiosità di provare qualcosa di insolito (spiegazione fornita anche dal 30% di chi consuma prodotti vegetariani). Tuttavia, emerge in modo significativo anche il tema della salute che negli ultimi tempi si è reso più pressante a causa di una comunicazione scientifica che spesso semina il terrore. La conseguenza è il ricorso a diete che scartano a priori molti dei prodotti demonizzati. Ridurre in modo considerevole la carne in quanto alimento dannoso per la salute è un comportamento che riguarda il 18% di chi sceglie prodotti vegetariani e un 27% di chi opta per quelli vegan. Il quadro è confermato anche dai dati di Coldiretti del 2015 che vedono un crollo del 6% degli acquisti di carne da parte delle famiglie. 
Chi introduce questi cambiamenti nel proprio regime alimentare non sempre aderisce a ‘filosofie’ di consumo totalitarie e assolutiste. Solo il 14% di chi acquista prodotti vegetariani si dichiara strettamente vegetariano così come solo l’8% di chi consuma prodotti vegan si definisce a tutti gli effetti vegano. Il comportamento più diffuso riguarda infatti non tanto una rinuncia in toto alla carne, quanto un controllo della quantità e soprattutto della qualità di ciò che si mette nel piatto. Il 25% di chi consuma prodotti vegetariani e il 23% di chi sceglie quelli vegan lo fa infatti perché ha deciso di mangiare meno carne e quando lo fa acquista sempre e solo materia prima di qualità (per esempio proveniente da allevamenti in cui gli animali sono nutriti al pascolo). Questo orientamento, espresso dai cosiddetti 'reducetariani', riguarda soprattutto coppie senior con istruzione superiore (laureati e oltre) residenti al Nord.
Il fil rouge che unisce le scelte d'acquisto analizzate è rappresentato dalla forte attrattiva che la presenza di prodotti nuovi sugli scaffali dei punti vendita esercita sul consumatore, il quale può essere portato a seguire, più o meno consapevolmente, gli stili alimentari emergenti.
I brand si trovano quindi di fronte a una doppia sfida: continuare a cavalcare con decisione tali comportamenti e, soprattutto, diventare fonte di ispirazione per scelte innovative e nuovi trend di consumo.

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