mar 15

La tecnologia distrugge il lavoro?

A molti di noi sarà capitato di prendere un taxi e di affrontare la questione di Uber, sentendosi investire da una lunga sequela d’invettive contro la nuova piattaforma digitale per il trasporto sviluppata da Travis Kalanick. La paura è quella che le licenze siano svalutate e che possano perdersi posti di lavoro. A fronte di questi timori, Uber ha previsto la creazione di oltre 50.000 nuovi occupati nel solo 2015 in Europa.

Il tema posto dalla crescita impetuosa di Uber non è solo quello delle regole da rispettare, come pensano i tassisti di mezzo mondo, ma è invece quello più generale posto dal progresso tecnologico e dalle innovazioni che stanno sviluppandosi ad un ritmo impressionante e che creano enormi problemi ai comparti tradizionali dell’economia e ai lavoratori in essi occupati. Le tecnologie disruptive, per usare il termine coniato da Christensen, hanno questo nome perché producono una distruzione delle competenze esistenti e, nell’attuale contesto economico, anche dei posti di lavoro.

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